di Alessandro Marano

Alla fine di un anno che ha dato tantissimi dischi quasi belli che nessuno si cagherà manco di striscio, ecco l’ennesimo tentativo riuscitissimo di fare un disco importante che passerà nel dimenticatoio zozzo di quelli che non spendono manco sei pound per andare a vedere una serata semi decente al New Cross Inn.

Un disco che molto probabilmente piacerà agli addetti ai lavori finché non piacerà un altro disco quasi bello e così via. 
Ricordatevi che nello scrivere di musica, non basta saper scrivere bene gli articoli e cercare che gli articoli di per se siano in qualche modo interessanti, ma basta scrivere bene di gruppi molto importanti che hanno fatto due tre dischi brutti ma giudicati quasi belli per poter passare poi al livello successivo.

Il livello successivo non è il New Cross Inn, ma fare la line up alle sei a gruppi medio bassi ma che hanno fatto in passato un disco bello per poi dedicarsi completamente ai quasi belli o a quelli diversamente belli per soddisfare gli addetti ai lavori e quelli che non spendono i sei pound, ma che spendono i venticinque pound per vederli live all’ Underworld.

I londinesi leather.head, che poi il nucleo principale sono tre fratelli di Brighton:Toby, Josh and Aidan Evans-Jesracon. Non soddisfatti della scena della costa sud (Che, concordo, ha dischi veramente brutti e un’ostinazione forte per l’emo squallido ) si spostano nella capitale e ci regalano una serie di EP prima di cacciare Mud Again.
Un disco che ha veramente sfondato i canoni di dischi quasi belli per andari in un otto tracce veramente curate bene…con il peccato che verranno poi dimenticati dopo questo articolo.

Otto tracce di Noise-Jazz-Supercazzola dove ci sono delle forti influenze da This World is a Beautiful Place & i Am No Longer Afraid To Die di Whenever if Ever, strizzate d’occhio al sincopato ripetitivo Shellac (Ma acustico). Il disco è un percorso emotivo segnato dalle escoriazioni e danni vocali della voce che gratta ruvida sui contesti ritmici articolati in un organico collettivo, a corpo unico.

Poi se proprio lo volete sentire ci sta pure una spruzzata di limone made in Fugazi.

Bisogna dire che quest’anno si portano tantissimo i fiati in UK, e che quasi tutte le band alternative hanno almeno una oboe.

Unica cosa positiva che viene da Brighton che si sente in alcuni brani è l’influenza Math de Tangled Hair, altra icona della costa sud inglese che hanno una produzione estremamente limitata di dischi belli ma che nessuno compra di una finezza che racchiude Karate di Pockets con Totorroo altre band Midwest-Math.

Non male per otto tracce, non male per trentasette minuti di musica che avrebbe potuto essere estremamente arrogante e sfociare in sessioni di 10-15 minuti e condannare il disco al dimenticatio a prescindere e uno skip track di default da parte delle masse.

Mi chiedo ogni giorno quanti dischi siano così, quanta produzione sia quasi bella e quanti ne possiamo ascoltare durante l’arco di un anno o di una vita. Piacerebbe a tutti ascoltare la vita in tutte le medie produzioni, etichette piccole che si sventrano per pubblicare vinili che hanno visto più tour bus che scaffali. Tutto il contrattare del tempo perduto durante il missaggio per non cercare di uscire fuori da un budget che non esiste…i musicisti chiamano hobby la mancanza di un rientro economico da un prodotto finto, ci sono pile infinite di dischi quasi belli e/o dischi decisamente belli che valga la pena di ascoltare almeno una volta. Mi chiedo se sia anche giusto che si produca tanto materiale se poi vada in una pila dimenticatoio e Anthony Fantano non vi caga manco nel “Worst of”.

 

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