di Antonio Iannola

Oggi sui social ho appreso la notizia che Thomas Raggi, del quale ovviamente non conoscevo neanche il nome se non per “il chitarrista dei Måneskin”, intraprende una carriera solista e caccia il suo primo album. La prima cosa che faccio: mi fiondo nella sezione commenti. E (c’era da aspettarselo) vedo in tantissimi dire: “E adesso arriverà l’italiota a parlare male dell’italiano che ce l’ha fatta“; “Dobbiamo essere fieri di questi nostri talenti“; “Forse sarà l’unico dei Måneskin che ce la farà oltre oceano“. Mi dilungo ancora un po’ sulla notizia e con mio stupore apprendo del suo primo concerto a Los Angeles, dove sale sul palco insieme a musicisti del calibro di Chad Smith e Tom Morello (che è il produttore del disco) e non ve lo sto neanche a dire quanti altri, che sembrano quasi aver sbagliato palco per quanto sia surreale la loro partecipazione. La cosa bella è che a vedere Thomas Raggi a questo concerto ci fosse Jerry Cantrell (chitarrista compositore e cantante degli Alice in Chains) e altri personaggi che onestamente non mi sarei aspettato di vedere là. Chiudo il social, butto il telefono e mi metto a pensare. Che sta succedendo? Non ci sto capendo molto. Riprendo il telefono, apro i commenti e leggo:” Vi meritate Geolier”. Cazzo questa frase mi ha messo veramente in crisi. Perché anche se fosse palese che si trattasse della solita frase da “menopeggista”, per un attimo sono caduto nella meccanica del pensare che Thomas Raggi fosse perlomeno un chitarrista capace di cantare e allo stesso tempo suonare uno strumento.
E che il fatto di per sé richiedesse una tecnica e una coordinazione superiori all’abbaiare vocali in un microfono come una scimmia vestita di cappello. Ovviamente questa mia convinzione non è durata più di un secondo, riscendo con i piedi sulla terra e, riflettendo a quello che ho appena letto mi convinco ancora di più della tragica situazione nella quale siamo arrivati nella musica italiana, dove c’è gente che si accontenta del meno peggio, o che in base ad un patriottismo in chiave di sol abbandona il senso critico per inneggiare al made in Italy. Mi spiego meglio. Sì è vero che Thomas Raggi è portatore sano di chitarra ed è capace di emettere suoni gradevoli attraverso un microfono, ma la sua figura acquista un valore (molto dubbio) se paragonato a quello che è il panorama circostante. Cioè se vi mangiate le foglie pe na settimana e poi vi fanno pasta in bianco è buona vè? Sì che è buona ma ve la siete scordata la amatriciana?

Se ci guardiamo intorno e siamo circondati dai vari Geolier, i Papa sto cazzo (che non sanno più di che parlare, anche perché non sanno parlare) Lazza ragazzi, Lazza ragazzi, Lazza: uno del quale si è detto: “Eh ma suona anche un po’ di pianoforte” (ma che cazzo dovrebbe fare secondo voi?) ecco quindi che il chitarrista dei Måneskin diventa un artista. Un artista che tra il suo pubblico ha l’onore di avere Jerry Cantrell, che sicuramente è stato invitato con un bel pass da qualche big che abbisognava di pesi massimi tra il pubblico e che avrà bestemmiato tutto il firmamento per quello schifo di live da 4 soldi bucati (come il lui di una volta). È così che nascono le star nel 2025? Possiamo dire che questo è il vero merito di Geolier? La saga continua.

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