di Antonio Iannola

È notte fonda. Mentre mi ritrovo a guardare un fantastico video sulla pesca al pesce spada nei mari della Sicilia mi arriva un messaggio. È il mio amico Alessandro, nonché braccio destro di TATATA, che scrive: “ma allora sti Angine de Poitrine?”. In effetti non ne avevamo ancora parlato apertamente. Gli chiedo cosa ne pensasse e lui mi risponde: “Sono diviso. Non lo so, credo che mi piacciano“. Quasi di nascosto, come una confessione che dovesse rimanere tra di noi e mai uscire alla luce del sole. Guai se gli altri sapessero. 

Ormai sono giorni che questo progetto impazzisce sul web. Ma cosa succede nel 2026 quando un gruppo math rock pervade tutte le classifiche? Come reagiscono le persone? Bhè proprio come dice Alessandro gli ADP dividono. Stanno dividendo gli ascoltatori in due filoni nettamente contrapposti: da una parte i nostalgici che continueranno a dire “ma dove eravate vent’anni fa?” “ai tempi miei..”, “mo sono tutti esperti di micro tonale e tempi dispari” “ma li conosci i Lightning Bolt?” e così a seguire; dall’altra ci sono persone meravigliate da quello che per loro è una novità, fatta di ritmi dispari e di melodie non convenzionali. Come premessa, un gruppo che fa parlare così tanto di sé dedicandosi ad un genere che trascende totalmente tutta la merda che abbiamo ascoltato negli ultimi vent’anni (a livello overground), ha di per sé merito e carattere. In effetti, il progetto è figo ( e così faccio una netta presa di posizione) ed è suonato impeccabilmente.

Tra l’altro questi ragazzi non arrivano dal nulla o da una costruzione a tavolino, prima di essere gli Angine de Poitrine (nati nel 2019), erano i La Poexe, chitarra baritona e batteria, con tre dischi fighissimi in saccoccia, molto più core e poco inclini alle masse danzereccie, molto belli. Quindi sono contento per loro, che dopo anni ed anni di musica “non allineata” sono riusciti ad ottenere non solo qualche soldino (almeno nel breve periodo) ma un po’ di riconoscenza che tanto fa bene ai musicisti che sguazzano o hanno sguazzato nella melma. Quello che non va bene, come al solito, è la distribuzione perché, con questo progetto che è andato virale grazie al video su KEXP che ormai ha raggiunto 10 milioni di visualizzazioni, qualcuno si è svegliato ed ha pensato che con questi esseri vestiti a pois si potevano generare molti soldi. Ed infatti gli ADP sono passati, da un giorno all’altro, da suonare al bar di Fernando e al festival della trippa al sugo a dover ampliare le date del loro tour in America ed in Europa.

Per me è chiaro come il problema di oggigiorno, ancora una volta, non è tanto la musica in sé, bensì la maniera in cui viene distribuita, ed eventualmente, in cui diventa virale, occupando le prime posizioni di un algoritmo sempre più educato al vendere. Anche perché la differenza, per esempio, tra gli Angine de Poitrine ed i Clown Core è che i primi, nonostante tempi dispari e micro toni, riescono sempre a rimanere nel bit e quindi ad essere molto ascoltabili e molto ballabili offrendo un live orecchiabile ai più.

Mentre gruppi come  i Clown Core (e potrei citarne altri 1000) sono molto più mentali, molto più dark,molto più core, sicuramente più di nicchia (quindi meno vendibili). In secondo luogo, e non per importanza, i Clown Core ce li guardavamo su YouTube, non apparivano dal niente in 15 secondi di reel su Instagram (che all’epoca era appena nato). Ed è proprio qui la differenza tra loro e gli ADP. Non è che uno è più bello o interessante dell’altro, alla fine sono gusti, la vera differenza sta nella maniera nella quale ne siamo venuti a conoscenza: da una parte ci sono I Clown Core che generalmente eri tu ad andare a cercare (o al massimo ti passavano un link e dopo averne visto un video volevi scoprirne degli altri); dall’altra gli ADP, vestiti a pois che ti piombano dentro il cellulare da qualsiasi social, da qualsiasi chat, da qualsiasi classifica su piattaforma digitale senza che tu lo volessi. E quel poco di hominis analogicus che ancora alberga in alcuni di noi ti sussurra di non fidarti di loro.

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