di Antonio Iannola

Ah che belli i novanta, musica di un’altra pasta, fatta ancora per esigenza, invecchiata benissimo.

Sì però poi ascoltiamo sempre le stesse quattro cose che, seppur essendo quelle identificative e iconiche, rappresentano una minutissima parte di un filone che, per questioni di moda, sta vivendo una seconda giovinezza.

Il che mi fa un piacere immenso perché vado nuovamente di moda. Ultimamente ho suonato in un paio di concerti dove le band che aprivano avevano la media di 17 anni: se la matematica non è un’opinione, e può continuare ad operare senza che nessuna bidella decida che 2+2 è divisivo, saranno nati nel 2008/2009. Nel dopo concerto abbiamo parlato degli Slint, degli Hella, dei June of 44 e sono stato stupito dal come loro li sentissero parte del loro bagaglio, in alcuni casi dischi fondamentali per la loro crescita. Fighissimo, forse ce la possiamo ancora fare. Preso bene, ho pensato di rispolverare alcuni dischi che sono col tempo passati in secondo piano ma che per me pulsano ancora forte, perché nei college americani quando non si spara all’impazzata succedono anche cose belle. 

Segnate:

“Con Art” – Smart Went Crazy, 1997 Washington, Dischord Records 

“Super Genius” – Circus Lupus 1992 Washington Dischord Records 

”Into the vortex” – Hammerhead  1994 Minneapolis, Amphetamine Reptile records (quella di Cows e Unsane)

“Ben Hur” – Bitch Magnet (membri dei Superchunk, Don Caballero, Squirrel Bait) 1990 Louiseville, Glitterhouse Records

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