di Alessandro Marano
Ti svegli la mattina, di solito circa dieci minuti prima dell’allarme, e compi i tuoi soliti rituali mattutini…ovvero: scoreggia rumorosa, scrollata di telefono per visualizzare i messaggi sul personale per poi passare sul telefono del lavoro per controllare gli eventuali disastri, preparazione del primo caffè mattutino e primo bicchiere d’acqua della giornata, allenamento per il pavimento pelvico giusto dieci minuti (solo per gli over 40). Dopo tutte i rituali quotidiani, che bene o male uniscono tutta la popolazione del globo forse con qualche variabile, c’è una che accomuna tutti (O bene o male gli amanti del settore) colpendo di solito durante la defecazione: Canzone in testa in heavy rotation anche conosciuto come “earworm”. Il fenomeno è strano, a volte spaventa, comporta una ripetizione ossessiva di una canzone random ed in particolare brani orecchiabili. Ora la definizione di “brano orecchiabile” cambia tenendo in considerazione i “de gustibus” dell’individuo in questione…ma non è necessariamente importante. Succede perché il cervello manda un segnale di °screensaver’ che si ricollega random ad una memoria uditiva (A volte può essere anche intro-visiva, come un ricordo sgradevole). Parlavo del de gustibus ma visto che il cervello fa tantissime cose random (vedi l’acufene neurologico oppure il deja-vu) a volte mi ritrovo con in testa delle monnezze colossali. Ecco la recente top five:
“How deep is your love, like the ocean….lala”
“Sigla di GOT”
“Senza peccato, senza peccato, senza peccato scagli la prima pietra”
“Gigi D’Alessio medley”
“Why dei Chat Pile”
Fra le cose random che il mio cervello mi propone penso la più spaventosa sia quello che da ora chiameremo: “Senza peccato”. Per darvi un minimo di contesto, Senza peccato è un mezzo redux di Pino Daniele di Yes i Know my Way pubblicato in un The Best of targato 1998.
E’ un brano di cattivo gusto con una minima verve creativa fatto con un mezzo vocoder con il featuring di Jim Kerr dei Simple Minds. Il mitico Pino di spara un mezzo rap scagato da cui esce il ‘Senza Peccato/Senza Peccato”. La valenza artistica è minima, è il declino artistico di una figura di avanguardia nel partenopeo fra la fine degli anni ‘70 e la metà degli anni ‘80. Un periodo molto triste quello post Ferryboat, una costante ricerca di un artista che in maniera vivida ha perso tutte le idee con l’intensa pressione di ritornare ad un nuovo Nero a Metà.
Diciamola alla fagiolara: tutta la munnezza fatta dopo la metà degli anni ottanta hanno provocato un sistema napolimania che inserisce nella triade sole-mare-mandolino la figura di Pinuccio, figlio scugnizzo e idolo del popolo…grande sempre come il caffè (rancido fino all’inchiesta di Report) immenso nelle sue doti compositive e padre indiscusso di una miriade di gigs in giro nel partenopeo davvero discutibili.
La verità nascosta nel Senza Peccato, Senza Peccato è una…inesorabile e irreversibile: Quando ad un artista finiscono le idee/ La critica si fa i cazzi suoi.
La frase non è mia, ma coniata dal Faraone Gianfranco Marziano nella omonima traccia…grande Gianfranco che, inaspettatamente, segue il suo own advice e si ritira prima della vecchiamma.

E’ una formula vincente dove il nostalgico ha la sua dose idolatrica, incapace di ammettere che ormai Pinuccio è alla fine del ciclo creativo, costringendo poi l’artista stesso a continuare questa catena di produzioni annue che magari rinnega lui stesso e la sola cosa che il povero creativo vuole fare è farsi la zuppa di latte riva al mare mentre il vento, che entra nel pantaloncino corto, gli accarezza le palle. Siete tutti colpevoli…dovete lasciar andare…guardate gente come:
Morrissey
Iggy Pop
Rolling Stones
Iron Maiden
Metallica…e altri viecchi.
La pensione bisogna applicarla a tutti, appena si sente un ritrito del l’album precedente ogni ascoltatore sensibile dovrebbe mandare una mail alla band e dire: “Ragazzi is finito, grazie a million and see you on the other side”. Basta pensare l’effetto Jenga che porta il fatto che i viecchi continuano a fare musica di merda…una su tutte le aspettative delle nuove leve di dover competere con un suono etichettato in un boomerismo obsoleto, quindi rallentando l’evoluzione stilistica. E’ colpa dei vecchi di merda se ci sono ancora le cover band dei Kiss. E’ colpa dei vecchi di merda se i giornali specializzati chiudono. E’ colpa dei vecchi di merda se i siti online scrivono solo vecchi di merda. E’ colpa dei vecchi di merda se mi sveglio la mattina con Senza Peccato, Senza Peccato. Se sei un vecchio di merda e mi leggi in questo momento…dall’alto del tuo tributo ai Pooh ti mando sonoramente a fanculo.

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