di Antonio Iannola
Siamo in un’ epoca di grandi ritorni. Sopra tutti, quello che più ci ha sfrantumato las pelotas, al primo posto della classifica del fastidio, gli Oasis. Ma non da poco sono i CSI, i CCCP, The Offspring (arrivano), Sex Pistols, The Hive, The Kooks (li preferivano con la C), Radiohead, System of a Down, Dazzling Killmer, Guns ‘n’ Roses, Slayer, Verdena, Litfiba (on the way), Marlene Kunz, i Tool e i Massive Attack annunciano musica nuova dopo molto tempo. Insomma un potpourri di vecchiacci che invece di imboccare la casa residenziale ritornano sui grandi palchi per deleitare i loro fans o per deluderli una volta e per sempre. Una via di mezzo non c’è.
Oggi sembra di nuotare in acque residuali dei 90’. Essì perchè i 2000 furono un revival del glam rock in stile seventies, la decada del 2010 ci ha sbomballato con gli 80’, a rigor di logica (di mercato) adesso è la volta degli anni 90’. È la moda, che serve a creare profitti facili pescando nel passato e vendendoci il pacchetto completo inclusivo di capello, pantalone, giacchetta e disco. Prevedibile. Scommettiamo che, se la terra non ci caccia di casa, nel 2030 andranno di moda i 2000? Potrò schifare I Limp Bizkit due volte nella stessa vita..

Le carrambate sono anche frutto della natura umana di non voler voltare pagina, della propensione a guardarsi alle spalle guidati da un sentimento nostalgico e malinconico. Del “si stava meglio prima”. Si torna sui palchi anche per puro ego, perché è difficile mettere da parte quel momento in cui l’artista è stato all’apice della notorietà. La discesa è dura e deprimente quindi riproporsi risulta cosa comune ma questa volta con 30 anni in più, una protesi all’anca e l’estensione vocale di un leone marino.
Le reunion ci sono sempre state anche se dobbiamo fare distinzione tra band che hanno ancora qualcosa da dire ed altre che riprendono la strada solo perché si sono fumate tutto. “Back to the beginning” a Birmingham, il concerto in cui Ozzy ha voluto darci l’addio, ha visto molte stelle del firmamento del rock dimostrarci che per loro il tempo scorre diversamente rispetto ai comuni mortali (vedi Steve Tyler a 77 anni cantando i Led Zeppelin come nessuno può).

Viva i ritorni di gruppi come The Jesus Lizard, dove ancora assistiamo a quella salamandra fuori di senno che si butta dal palco in stage diving non curante della protesi di cui leggi sopra. Aimè però la maggior parte delle reunion sono tristi ed imbarazzanti e non lasciano il segno. Ci siamo dovuti subire Axel Roses con la voce di Topolino che non ce la faceva manco a salire due gradini alla volta, altro che November Rain mentre pensavi a quello della seconda B. Scene che fanno ridere ma che anche pongono interrogativi come: ci saranno più reunion perché la musica nuova è sempre meno memorabile? Mha può darsi. Viviamo un’era musicale nefasta. Non solo la sua commercializzazione e la sua distribuzione hanno fatto sì che tutto sia più frivolo, omogeneo e vendibile nel breve periodo ma gli stessi argomenti, il non schierarsi politicamente, l’ostentazione di beni di lusso come dimostrazione di avercela fatta hanno reso la musica odierna una immensa cantina di Ciccio, dove facendo bei rutti si appendono dischi di platino alla parete. Di conseguenza sembra inevitabile guardarsi alle spalle e rivangare nel sacco dei ricordi per riavere una effimera sensazione di porto salvo per ripararsi nel temporale senza fine.


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